“Two basing points” — Greggi & Prodotti

Scritto il alle 01:19 da jt_livingstone

“Two  basing points” — Greggi & Prodotti — Quotidiano Energia

di Vittorio D’Ermo

 Novembre è stato caratterizzato da molte asimmetrie tra gli andamenti dei prezzi del greggio negli Sati Uniti ed in Europa, asimmetrie che si sono andate accentuando nell’ultima parte del mese.

Agli inizi dell’affermazione del petrolio sul mercato energetico mondiale i prezzi del greggio americano costituivano il principale riferimento per il mercato internazionale a prescindere dal punto di produzione e  quindi  anche quello prodotto nel Medio Oriente pur prodotto a costi ben più bassi .

Successivamente, per valorizzare le enormi riserve del Medio Oriente il metodo di fissazione dei prezzi subì forti cambiamenti con l’introduzione di due principali punti di riferimento : il Golfo del Messico ed i porti di imbarco del Medio Oriente. Questo sistema che va sotto il nome dei “Two Basing Points” permise al prezzo del greggio del Medio Oriente  di essere fissato a livelli molto più bassi di quello americano sino a diventare competitivo anche su quel mercato diventando la base negoziale più importante.

Nelle ultime settimane si sta verificano uno strano ritorno al sistema dei due “basing points” ma con una variante imprevista :il greggio americano risulta il più conveniente mentre quello destinato all’Europa registra prezzi record.

Gli Stati Uniti grazie al boom della produzione di olio  non convenzionale stanno riducendo la loro dipendenza dall’estero in un contesto si scorte abbondanti, mentre l’Europa nonostante il declino della domanda si trova esposta al rischio di riduzioni dei flussi di importazione a causa dell’aggravarsi della crisi libica che questa volta sta interessando direttamente il settore petrolifero e gassifero con scioperi , atti intimidatori e scontri  tra fazioni.

Nell’ultima settimana infatti a fronte di una modesta riduzione  del prezzo del WTI il prezzo del Brent ha subito un aumento dell’1,44 % rispetto alla settimana precedente, ma con una punta che ha superato i 112 $/b

Questo ha spinto il differenziale medio settimanale tra i due greggi a quota 17,93 $/b  con una punta di quasi venti dollari.

Su base mensile il prezzo medio mensile del Brent che si è attestato a 107,83  $/b è risultato in comunque riduzione dell’1,11 % rispetto ad ottobre.

Ben più consistente, in quanto pari  al 6,52 %, è risultata la riduzione del prezzo del WTI che è sceso a 93,87 $/b rispetto ai 100,90 di ottobre.

Il differenziale su base mensile tra i due greggi è stato pari 13,97 $/ton, il valore più alto dal mese di maggio .

Si ha l’impressione di un mercato che vorrebbe attestarsi su valori più bassi ma che non riesce mai a esprimere le potenzialità di ridimensionamento che pure esistono.

Questa prospettiva rimane, però, condizionata dagli sviluppi della crisi libica e, con effetti di segno contrario, dalla trattativa con l’Iran che potrebbe sfociare in un aumento della disponibilità di greggio sul mercato.

Nell’ultima settimana il cambio dell’EURO nei confronti del dollaro ha raggiunto quota 1,3572 compensando in parte l’aumento del prezzo del greggio che si è attestato a quota 81,73 EURO/b rispetto agli 80,96 della settimana precedente .In media mensile il prezzo del Brent in Euro, pari a 79,99 $/b, si è invece ridotto ma solo marginalmente.

Nel mese di ottobre i prezzi dei prodotti sul Mediterraneo hanno segnato nuove riduzioni che segnalano una persistente condizione di debolezza della domanda europea.

Il prezzo della benzina, cif Genova , in media mensile è stato di 938,67 $/ton  rispetto ai 952,46 $/ton del mese precedente con una variazione negativa dell’1,42 % ; nell’ultima giornata del mese la quotazione è stata di  955,50 $/ton grazie al rialzo dell’ultima settimana.

La quotazione media del diesel è stata di 935,21 $/ton rispetto ai 949,25 del mese precedente con una riduzione dell’1,5 % ,più accentuata di quella della benzina.  

Il differenziale tra i due prodotti si è ulteriormente ristretto ridotto a 3,4 $/ton aggravando  la già difficile condizione con conseguenze negative sui margini di raffinazione.

Il prezzo medio dell’olio combustibile a basso tenore di zolfo, che ha guadagnato un modesto 0,2 % è salito a quota 612,36 $/ton , mentre il  prezzo dell’olio combustibile ad alto tenore di zolfo che ha perso lo 0,8% si è portato a quota 586,32 $/ton. Il differenziale tra i due prodotti si è portato a 26,04 $/ton, in allargamento rispetto al mese precedente.

La scarsa valorizzazione dei prodotti rispetto al greggio ha continuato a spingere  al ribasso i margini di raffinazione già a livello di allarme.

Su base mensile il margine sul Brent ha subito un ulteriore ridimensionamento passando da  0,87 $/b a 0,53  $/b  rispetto ad una media da inizio anno di 2,87 $/b.

Il margine sul greggio Ural è rimasto in territorio negativo con un valore di 1,37 $/b, in contrazione rispetto al – 0,92 del mese precedente.

La raffinazione del greggio Iranian Heavy ha offerto un margine di 1,86 $/b rispetto al valore di 1,01 di ottobre.

Una ripresa dei margini rimane legata ad una riduzione dei prezzi dei greggi o ad un recupero dei prezzi dei prodotti che di cui però mancano indicazioni.

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