Brent sotto quota 105 – Vittorio D’Ermo — Quotidiano Energia

Scritto il alle 03:44 da jt_livingstone

Greggi & Prodotti.

di Vittorio D’Ermo — Quotidiano Energia

Brent sotto quota 105

Il mese di novembre sembra voler portare a compimento il processo di aggiustamento dei prezzi che non era riuscito a realizzarsi nei mesi precedenti.

Nel corso della scorsa settimana i fattori ribassisti hanno raggiunto la massa critica necessaria per spostare al ribasso la lancetta del barometro dei prezzi

Sul piano internazionale le trattative con l’Iran per arrivare a qualche forma di controllo internazionale sugli sviluppi del programma nucleare di quel paese sono iniziate con prospettive positive sullo sfondo delle condizioni sempre più difficili dell’economia iraniana colpita dall’embargo sull’export petrolifero iniziato nel 2012.

Il prodotto interno di quel paese è previsto in riduzione anche nel 2013 dopo lquella del 2012 di circa il 2 % che si confronta con una popolazione in forte crescita.

Un ritorno sul mercato dell’Iran  potrebbe aumentare la disponibilità di greggio che finora non ha risentito dell’embargo grazie all’aumento della produzione americana, saudita ed irachena.

Così dopo un inizio di settimana già su livelli inferiori a quelli di settembre e di limitata attenzione ai segnali positivi in arrivo dalla domanda di prodotti degli Stati Uniti evidenziati dall’Eia Doe che, però, ha anche messo in luce e un nuovo aumento delle scorte di greggio, i prezzi del greggio hanno subito nella giornata di giovedì una correzione ancor più decisa.

La flessione è stata attribuita alla riduzione dei tassi di interesse operato dalla Banca Europea che ha modificato le opportunità di investimento sugli acquisti di greggio ,ma i fondamentali erano già predisposti per il cambiamento.

Sul mercato dei futuri il Brent ,a inizio settimana a quota 106,23 è sceso nella giornata di giovedì a 103,46 $/b ,un valore che non era stato più registrato dal mese di luglio .In chiusura di settimana alcune dichiarazioni del segretario di Stato americano a una maggiore cautela sulla vicenda Iran ed un certo ottimismo sull’economia americana dopo la pubblicazione dei dati sull’occupazione hanno frenato la discesa di prezzi portando il prezzo del Brent a quota 103,66 $/b.

Il prezzo medio settimanale si è pertanto attestato a quota  104,78 $/b  rispetto ai 107,55 di quella precedente .

Il  WTI ha chiuso la settimana a quota 94,45  $/b in recupero rispetto al minimo della seduta precedente pari a 94,20 $/b. La media settimanale è stata di 94,29 $/b rispetto ai 96,90 di quella precedente.

In media settimanale il  differenziale con il Marker europeo è  stato pari a 10,50  $/b rispetto ai 10,65 $/b di quella precedente.

Nello stesso periodo il cambio dell’EURO nei confronti del dollaro è stato pari a 1,3463  rispetto a 1,3691, riducendo l’impatto, per i consumatori finali, della riduzione dei prezzi espressi in dollari ; il prezzo del Brent denominato in EURO si è attestato infatti a 77,83 EURO/b rispetto 77,85 della settimana precedente.

Nel week–end le notizie in arrivo  da Ginevra hanno raffreddato i primi entusiasmi sulla possibilità di una rapida conclusione della trattativa con l’Iran e questo avrà un impatto sulle quotazioni della settimana che sta iniziando. Il fronte contrario al compromesso si va allargando.

Nella prima settimana di novembre  i prezzi dei prodotti sul Mediterraneo hanno continuato a perdere terreno scendendo anche sotto importanti barriere psicologiche.

Il prezzo della benzina, cif Genova , in media settimanale è stato di 912,15 $/ton  rispetto ai 932,94 $/ton di quella precedente con una variazione negativa del 2,23 %..

La quotazione media del diesel è stata di 918,2  $/ton rispetto ai 945,25 della settimana precedente con una riduzione del 2,86 % ,quindi più accentuata di quella della benzina.

Il differenziale tra i due prodotti in questo periodo vede il diesel ancora in vantaggio di 6,05 $/ton rispetto, però, ai 12,31 della settimana precedente; una condizione non certo favorevole per i margini di raffinazione.

Il prezzo medio dell’olio combustibile a basso tenore di zolfo, sempre in media settimanale è sceso a quota 600,20 $/ton, in riduzione dell’1,59 %  rispetto a quella  precedente  , mentre il  prezzo dell’olio combustibile ad alto tenore di zolfo che ha perso l’1,27 % si è portato a quota 579,40 $/ton. Il differenziale tra i due prodotti si portato poco sopra i venti dollari rispetto ai 23 di una settimana fa.

I margini di raffinazione sono rimasti a livelli molto bassi con qualche segnale di miglioramento nelle ultime due giornate della settimana, quando il margine sul Brent è salito sopra quota un dollaro per barile .

Su base settimanale il margine sul Brent è stato pari a 0,85 $/b rispetto al valore di 0,90 della settimana precedente.

Il margine sul greggio Ural è rimasto in territorio negativo .

La raffinazione del greggio Iranian Heavy ha offerto un margine positivo compreso tra uno e due dollari per barile.

Per l’industria della raffinazione la condizione di disagio continua.

 Text Box: prova

Brent sotto quota 105

Il mese di novembre sembra voler portare a compimento il processo di aggiustamento dei prezzi che non era riuscito a realizzarsi nei mesi precedenti.

Nel corso della scorsa settimana i fattori ribassisti hanno raggiunto la massa critica necessaria per spostare al ribasso la lancetta del barometro dei prezzi

Sul piano internazionale le trattative con l’Iran per arrivare a qualche forma di controllo internazionale sugli sviluppi del programma nucleare di quel paese sono iniziate con prospettive positive sullo sfondo delle condizioni sempre più difficili dell’economia iraniana colpita dall’embargo sull’export petrolifero iniziato nel 2012.

Il prodotto interno di quel paese è previsto in riduzione anche nel 2013 dopo lquella del 2012 di circa il 2 % che si confronta con una popolazione in forte crescita.

Un ritorno sul mercato dell’Iran  potrebbe aumentare la disponibilità di greggio che finora non ha risentito dell’embargo grazie all’aumento della produzione americana, saudita ed irachena.

Così dopo un inizio di settimana già su livelli inferiori a quelli di settembre e di limitata attenzione ai segnali positivi in arrivo dalla domanda di prodotti degli Stati Uniti evidenziati dall’Eia Doe che, però, ha anche messo in luce e un nuovo aumento delle scorte di greggio, i prezzi del greggio hanno subito nella giornata di giovedì una correzione ancor più decisa.

La flessione è stata attribuita alla riduzione dei tassi di interesse operato dalla Banca Europea che ha modificato le opportunità di investimento sugli acquisti di greggio ,ma i fondamentali erano già predisposti per il cambiamento.

Sul mercato dei futuri il Brent ,a inizio settimana a quota 106,23 è sceso nella giornata di giovedì a 103,46 $/b ,un valore che non era stato più registrato dal mese di luglio .In chiusura di settimana alcune dichiarazioni del segretario di Stato americano a una maggiore cautela sulla vicenda Iran ed un certo ottimismo sull’economia americana dopo la pubblicazione dei dati sull’occupazione hanno frenato la discesa di prezzi portando il prezzo del Brent a quota 103,66 $/b.

Il prezzo medio settimanale si è pertanto attestato a quota  104,78 $/b  rispetto ai 107,55 di quella precedente .

Il  WTI ha chiuso la settimana a quota 94,45  $/b in recupero rispetto al minimo della seduta precedente pari a 94,20 $/b. La media settimanale è stata di 94,29 $/b rispetto ai 96,90 di quella precedente.

In media settimanale il  differenziale con il Marker europeo è  stato pari a 10,50  $/b rispetto ai 10,65 $/b di quella precedente.

Nello stesso periodo il cambio dell’EURO nei confronti del dollaro è stato pari a 1,3463  rispetto a 1,3691, riducendo l’impatto, per i consumatori finali, della riduzione dei prezzi espressi in dollari ; il prezzo del Brent denominato in EURO si è attestato infatti a 77,83 EURO/b rispetto 77,85 della settimana precedente.

Nel week–end le notizie in arrivo  da Ginevra hanno raffreddato i primi entusiasmi sulla possibilità di una rapida conclusione della trattativa con l’Iran e questo avrà un impatto sulle quotazioni della settimana che sta iniziando. Il fronte contrario al compromesso si va allargando.

Nella prima settimana di novembre  i prezzi dei prodotti sul Mediterraneo hanno continuato a perdere terreno scendendo anche sotto importanti barriere psicologiche.

Il prezzo della benzina, cif Genova , in media settimanale è stato di 912,15 $/ton  rispetto ai 932,94 $/ton di quella precedente con una variazione negativa del 2,23 %..

La quotazione media del diesel è stata di 918,2  $/ton rispetto ai 945,25 della settimana precedente con una riduzione del 2,86 % ,quindi più accentuata di quella della benzina.

Il differenziale tra i due prodotti in questo periodo vede il diesel ancora in vantaggio di 6,05 $/ton rispetto, però, ai 12,31 della settimana precedente; una condizione non certo favorevole per i margini di raffinazione.

Il prezzo medio dell’olio combustibile a basso tenore di zolfo, sempre in media settimanale è sceso a quota 600,20 $/ton, in riduzione dell’1,59 %  rispetto a quella  precedente  , mentre il  prezzo dell’olio combustibile ad alto tenore di zolfo che ha perso l’1,27 % si è portato a quota 579,40 $/ton. Il differenziale tra i due prodotti si portato poco sopra i venti dollari rispetto ai 23 di una settimana fa.

I margini di raffinazione sono rimasti a livelli molto bassi con qualche segnale di miglioramento nelle ultime due giornate della settimana, quando il margine sul Brent è salito sopra quota un dollaro per barile .

Su base settimanale il margine sul Brent è stato pari a 0,85 $/b rispetto al valore di 0,90 della settimana precedente.

Il margine sul greggio Ural è rimasto in territorio negativo .

La raffinazione del greggio Iranian Heavy ha offerto un margine positivo compreso tra uno e due dollari per barile.

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