GREGGI & PRODOTTI – Vittorio D’Ermo — Quotidiano Energia

Scritto il alle 01:02 da jt_livingstone

Il pericolo dell’instabilità politica 

Vittorio D’Ermo — Quotidiano Energia

Dopo due sedute caratterizzate da prezzi del petrolio non molto distanti da quelli della settimana precedente, la giornata di mercoledì ha visto un netto arretramento delle quotazioni a causa dei dati pubblicati dall’EIA  Doe sullo stato del sistema petrolifero americano. I nuovi dati hanno evidenziato, infatti, un aumento delle scorte di greggio molto più accentuato di quello previsto da molti analisti.

Il quadro è però bruscamente mutato con un episodio che ha ancor più sottolineato la estrema vulnerabilità del  sistema politico libico e, di conseguenza, della regolarità della produzione di petrolio e gas di quel paese  .

La reazione immediata dei mercati suggerisce qualche riflessione sul bilancio petrolifero mondiale, dopo un periodo di forte ottimismo sulle condizioni dell’offerta. Nel mese di settembre la domanda mondiale di petrolio è stata pari a 90,72 milioni di b/g, in leggera riduzione rispetto ad agosto, ma in aumento di 1,7 milioni di b/g di rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con la Cina sempre più vicina al traguardo degli 11 milioni di b/g.

La produzione mondiale nello stesso periodo è stata pari a 90,1 milioni di b/g a causa di riduzioni sia dell’area OCSE sia di quella OPEC.

La minore  produzione di questi paesi pari a 0,7 milioni di b/g non è stata però il risultato di una politica concordata di controllo dall’offerta, ma piuttosto la conseguenza della instabilità politica in alcuni importanti paesi produttori come la Libia, dove la produzione è scesa  a 0,34 milioni di b/g rispetto agli 1,5 di inizio anno. Peraltro l’instabilità si è accentuata anche in Iraq dove la produzione è scesa a 2,80 milioni di b/g rispetto ai 3,25 di agosto.

Questi cali sono stati compensati in buona parte dall’ Arabia Saudita che ha portato il  proprio livello produttivo oltre i 10 milioni di b/g, confermando ancora una volta il suo ruolo insostituibile, ma al contempo riducendo la capacità di riserva complessiva del sistema petrolifero mondiale .

La instabilità politica si sta traducendo in una minaccia alla regolarità della produzione potenzialmente più che adeguata alla domanda.

Nella giornata di venerdì peraltro le tensioni sui prezzi si sono ridimensionate in relazione alla accentuazione delle preoccupazioni sul possibile impatto del prolungarsi del contrasto tra il presidente Obama e il Congresso sul delicato tema del deficit federale,  che ancora sembra lontano da una soluzione .

Questi timori sono stati recepiti anche dall’Agenzia di Parigi in termini di possibile riduzione della domanda di petrolio .

Nella giornata di venerdì i prezzi del greggio sono così tornati a scendere ,pur rimanendo su livelli elevati.

Il Brent si è infatti attestato a quota 110,65 $/b rispetto ad una media settimanale di 110,38 $/b ; il WTI è sceso a 101,88 $/b rispetto ad una media settimanale di  102,53 $/b.

Il differenziale tra i due marker è andato aumentando per la maggiore pressione sui greggi utilizzati in Europa.

I mercato dei prodotti sul Mediterraneo non è stato contagiato dalle tensioni geopolitiche registrando modesti aumenti per le frazioni leggere e medie e addirittura riduzioni per quelle pesanti.

Il prezzo della benzina, cif Genova , in media settimanale, è stato pari a 959,06 $/ton rispetto ai 954,35 di quella precedente, con una variazione positiva  limitata allo 0,5 % ; migliore è stata la performance del diesel che è aumentato da 942,40 $/ton a 957,15 $/ton con una variazione dell’1,5 %.

Il differenziale medio benzina-diesel, è stato pari a 1,90 $/ton rispetto agli 11,95 della settimana, indicando una condizione di mercato comunque molto depressa                                                                                                                                                                                                                                                        e, quindi, sfavorevole per un recupero dei margini di raffinazione.

Il prezzo medio settimanale dell’olio combustibile a basso tenore di zolfo, si è attestato a quota 610,65  $/ton in riduzione dello 0.7 % rispetto a quella precedente; anche il  prezzo medio dell’olio combustibile ad alto tenore di zolfo ha perso terreno scendendo a 591,50 con una riduzione dello 0,1 % .Il differenziale tra i due prodotti si è portato a 19,15 $/ton in allargamento rispetto ai 17,75  $/ton della settimana precedente.

Nella scorsa settimana la difficile condizione del settore della raffinazione si è ancor più complicata con una ulteriore riduzione dei margini.

Quello sul Brent è stato pari a 0,32 $/b rispetto a quello della settimana precedente già basso e pari a 0,89 $/b.

Il margine sul greggio Ural ha registrato valori negativi lungo tutto l’arco della settimana con un valore medio di -1,32 $/b.

Il margine sul greggio Iranian Heavy è sceso a valori particolarmente bassi anche a causa della perdita di valore, rispetto al greggio, delle frazioni pesanti ;in media settimanale il margine medio, tra l’altro per impianti sofisticati, si è ridotto, infatti,  a 0,73 $/b.

Lo squilibrio tra greggi e prodotti è così forte da richiedere un aggiustamento che non appare più rinviabile .

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