Commodities 14 Marzo 2011. L’effetto Giappone.

Scritto il alle 03:31 da jt_livingstone

Scrivo l’articolo quando qui a Chicago e’ ancora domanica sera ma in Italia e’ appena scoccata la mezzanotte. In USA e’ partita l’ora legale e fuori c’e’ ancora luce c’e’ ancora il tempo per celebrare San Patrizio con una bella Guinness al pub di fronte casa. Certo a Chicago la primavera arriva tardi e ancora siamo vicini agli zero gradi (attenzione al gas!).

Tornando alle materie prime, la settimana appena conclusa ha fatto registrare una pausa nella salita dei prezzi delle materie prime, prima la Cina con la paura dell’inflazione e poi il devastante terremoto in Giappone che e’ il terzo paese importatore di materie prime del mondo hanno messo in discussione la sostenibilita’ di questo rally biennale.

CRB Index mensile

Il CRB index ha trovato difficolta’ a superare la barriera dei 365, area che in passato ha offerto una buona resistenza.Nel grafico mensile, potrebbe servire una chiusura sopra 365 per continuare la salita. A mio modesto parere, potremmo essere invece pronti per un piccolo storno, magari fino a 300.

Settorialmente gli agricoli sono quelli che forse hanno sofferto di piu’, per me potrebbe essere il caso di monitorare la discesa e sfruttare una continuazione della correzione per aprire altri long. Come gia’ detto il mais e la soia sono i miei preferiti per il 2011, considerando che le stime sullo stock to use ratio sono piu’ basse della media dei 5 anni. Il mais in particolare potrebbe avere lo stock to use ratio piu’ basso dal 1995.

Nel breve pero’ non escludo altra discesa, il Giappone e’ un grande importatore di soia, grano e mais e lo shock post terremoto potrebbe essere serio. Nomura, banca di investimento giapponese, ha dichiarato che rivedra’ al ribasso le stime di crescita dell’economia nipponica per il secondo e terzo trimestre.

Come sempre un po’ di spazio agli energetici. Il Brent continua ad essere supportato dalla situazione geopolitica, anche se il “giorno della rabbia” in Arabia Saudita si e’ di fatto concluso senza particolari incidenti. L’Arabia continua a sostenere che puo’ farsi carico della temporanea mancanza della produzione libica e che la spare capacity e’ sufficiente a calmierare i prezzi. Con il Giappone che potrebbe ridurre temporaneamente la domanda di petrolio (ricordo che il Giappone consuma circa 4 milioni di barili al giorno) la situazione domanda e offerta potrebbe alleggerirsi. Non mi stupirei pertanto di vedere una correzione interessante sul Brent magari anche fino a 100$. Ricordo che il contratto di Aprile scade questa settimana, quindi attenzione alla scelta giusta del mese da utilizzare.

Lo scenario per il WTI potrebbe essere leggermente migliore, infatti il Giappone potrebbe necessitare di grosse quantita’ di gasolio per generare elettricita’ a causa della situazione di stallo delle centrali nucleari del nord. Gli USA hanno un leggero vantaggio sugli altri esportatori di prodotti, visto che molte delle loro raffinerie “vanno a WTI”. Anche la domanda giapponese di LNG potrebbe temporaneamente salire, sostenendo i prezzi internazionali del gas naturale.

A proposito di gas naturale, il finale di inverno freddo come ipotizzato da accuweather non si sta materializzando e i produttori ormai chiudono i pozzi, -17 nell’ultimo rapporto settimanale di Baker Hughes.  In effetti gli spike di prezzo (spot) cominciano a diventare sempre piu’ improbabili con l’arrivo della primavera e coprire la produzone primaverile a 4$ non e’ molto allettante. Risultato attualmente il numero di rigs e’ inferiore a quello dello scorso anno di quasi il 5%, non e’ poco e io continuo a pensare che sotto 3700 fara’ molta fatica a scendere.

Infine due parole sui metalli preziosi, mentre il rame e’ sceso per quasi tutta la settimana, oro e argento hanno continuato a tenere prezzi elevati. Non so, ma secondo me potrebbe essere ilc aso di prendere qualche profitto. Vi segnalo un articolo del bravissimo Andrea Barbarossa proprio sull’argento

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Natgas
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